Aglio di Voghiera, tra storia e leggenda. Usi e proprietà di questa eccellenza del ferrarese.

02/08/2019

Oggi, vogliamo raccontarvi una storia che parte da lontano, dall’antico Egitto, circa 3000 anni fa, e si spinge fino alla provincia di Ferrara, Voghiera, più precisamente.

Ed è proprio dall’antico Egitto che arriva la prima testimonianza che narra di una pianta a cui venivano attribuite proprietà terapeutiche, energetiche e tonificanti e che aveva fama di garantire vita eterna. La storia ci ricorda che veniva adoperata come rimedio naturale contro dolori, malanni e disturbi di vario genere.

La sua reputazione si spinse fino ad incrociare il mito greco, in cui viene ricordata come l’elemento principale del filtro che donò Ermes ad Ulisse per far sì che scampasse al richiamo ammaliatrice della maga Circe, raggirando così la mala sorte che invece aveva toccato i suoi compagni di viaggio, trasformati in porci.

Tante sono le credenze che ruotano attorno a questa pianta, c’è chi la ricorda per le proprietà taumaturgiche che le vennero attribuite nel Medioevo, chi per i trattati che ha scritto su di essa la Scuola Medica Salernitana, chi ancora per leggende legate al tenere lontano i vampiri della Transilvania e chi per storielle regionali tutte italiane di streghe e fattucchiere che l’adoperavano per i propri incantesimi e sortilegi.

Insomma, che vogliate tenere alla larga i vampiri o le persone, il rimedio è solo uno: l’aglio. Se poi quest’ultimo è di Voghiera, allora ancora meglio, soprattutto se, più che per i sortilegi, lo adoperate in cucina, come noi di Borgonovo.

L’aglio di Voghiera, grazie al suo sapore particolarmente delicato e gentile, alla lavorazione fatta a mano come da tradizione e all’artigianalità dei produttori, nel 2007 ha ricevuto dall’UE la Denominazione di Origine Protetta, ed è proprio la provincia di Ferrara, grazie ad un clima ad hoc e al suo terreno fertile e drenante, ad ospitare questa particolare eccellenza italiana, alla cui coltivazione, vengono destinati più di 100 ettari ogni anno.

Quello di Voghiera, si caratterizza rispetto alle altre varietà di aglio del Belpaese, grazie al colore bianco con sottili venature rosate che ricopre tutta la superficie e una corona di spicchi di grandi dimensioni avvolti in membrane molto sottili.

Il Consorzio Aglio di Voghiera racconta della sua coltivazione come una “coltura da rinnovo”, che avviene a rotazione ogni quattro anni, arando il terreno in profondità fino alla stagione autunnale, momento in cui avviene la semina. Il processo, tuttavia, dalla semina al raccolto, avviene seguendo tempi e modi ben decisi, nel rispetto di un rigoroso disciplinare di produzione, che stabilisce anche le tre varietà di Aglio di Voghiera: fresco, semisecco e secco.

Il suo gusto tendente al dolce, lo rende versatile e perfetto per molteplici preparazioni culinarie, dalle più tradizionali alle più innovative e creative.

Inoltre, grazie al suo particolare aroma (ricordiamo che l’aglio di Voghiera rientra nella famiglia delle piante aromatiche), è piacevole anche per chi non ama particolarmente questo prodotto ma ne rimane comunque affascinato dalla sua capacità di caratterizzate ed esaltare anche i piatti più semplici, come uno spaghetto aglio olio e peperoncino, grazie alle note piccanti che sprigiona, o una semplice bruschetta estiva.

La Cucina di Borgonovo utilizza questo prodotto in mille varianti, sia come ingrediente “segreto” nei soffritti che in altre preparazioni di piatti caldi e freddi, grazie al suo sapore delicato e aromatico che si sposa perfettamente con l’autentica cucina tradizionale ferrarese, che è la nostra storia e, probabilmente, anche un po’ la vostra.

E voi, conoscete questo prodotto? Che uso ne fate in cucina?

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